L’IDEA DEI PODCAST

Quando abbiamo deciso di rendere un tributo a Marco, abbiamo fissato due punti imprescindibili: avremmo fatto qualcosa in grado di emozionare (come faceva lui), e anche di unico (proprio come era unico lui). Dunque il concept è stato pensato in modo tale da creare un prodotto che potesse coinvolgere una persona in modo totale. Quindi avrebbe dovuto soddisfare il più ampio numero possibile di sensi. E questo è il motivo per cui questo libro non è solo un libro. 

C’era l’esigenza di osservare (le immagini), così come quella di leggere (il racconto). Quando abbiamo cominciato a ragionare sulle fotografie da stampare su carta ruvida, sabbiata e lucidata – a seconda del bianco/nero o del colore, del ritratto o del movimento – è spuntato il piacere del tocco (la carta fa questo effetto, a certi livelli), e dopo le prime prove è emerso pure l’olfatto (e sfogliando le pagine, si capisce perché…). C’era già abbastanza emozione per sentirsi appagati, eppure sentivamo che mancava qualcosa. 

Durante un meeting Mirco cominciò a spiegare che parametri aveva scelto per arrivare a selezionare oltre 250 immagini (tra Opera e Volume) sulle migliaia che aveva tenuto nascoste per un decennio. Passando in rassegna la sua prima selezione sullo schermo del computer, si è messo a spiegare perché era meglio prediligerne una e non l’altra, e ci siamo accorti che ci stava indicando soprattutto ciò che aveva provato lui, mentre scattava quella determinata fotografia, oppure ci stava raccontando un aneddoto. Sottolineava perché, dopo il tragico evento di Sepang, uno scatto aveva assunto un’importanza e un peso radicalmente diversi da quelli che aveva prima, cioè quando aveva scattato.  

“Sarebbe bello che chi sfoglia il libro potesse sentire la voce di Mirco mentre racconta tutto questo”, ha detto Sonia, all’improvviso. 

Ecco, è in quel momento che abbiamo capito come soddisfare anche un ultimo senso: l’udito! Lì è emersa l’idea del podcast, che completa l’esperienza sensoriale di questo progetto (ecco perché l’abbiamo chiamato “opera” e non “libro”). 

Di fronte all’approvazione all’unanimità, Mirco ha aggiunto: “allora, per completezza, ci vogliono anche dei racconti di Enrico”. Ed ecco un altro passo verso la concretizzazione. 

“Beh, a questo punto bisogna doppiarli in inglese”, ha sottolineato Raffaella. E così, in un attimo, il traduttore dei testi (Enzo) si è trovato con un ulteriore lavoro da svolgere.

“Però, attenzione! Bisogna che la qualità del suono sia buona”, ha ammonito Sonia, e così di lì a poco la nostra squadra aveva un elemento in più: il sound engineering (cioè, Emanuele). 

A quel punto, è arrivata un’incombenza in più anche per lo staff di Markeven, che stava lavorando all’hub digitale che gestisce il progetto.    

Non è stato proprio semplice, arrivare alla gallery di podcast che accompagna la fruizione dell’Opera, visto il processo di registrazione e post produzione, ma con grandissimo orgoglio alla fine ce l’abbiamo fatta a mettere sul mercato il “libro esperienziale”. Che è un progetto in movimento, visto che i contenuti digitali, tra cui i podcast, vengono periodicamente aggiornati o aggiunti. 

Ecco, ora è più facile capire perché Il Silenzio non è solo un libro, ma un’esperienza.