la storia che non finisce

Non ne avevamo parlato mai più, cioè mai in modo concreto. L’avevamo detto una sola volta – “Un giorno faremo qualcosa per lui, per ringraziarlo delle emozioni che ci ha regalato” – e poi avevamo chiuso la comunicazione. Era una questione che si era rapidamente rifugiata nei nostri pensieri, cioè insediandosi proprio nel profondo, forse perché ognuno di noi voleva conservare gelosamente certe emozioni, quei sentimenti forti e i ricordi personali, fino al giorno in cui avremmo ritenuto fosse il momento di riaprire questo capitolo dolorosissimo delle nostre carriere e delle nostre vite. Sì, vite: perché noi abbiamo voluto a Marco Simoncelli un bene pazzesco.

E così non ne abbiamo parlato per quasi nove anni, cioè stagioni di altre gare e di altri viaggi, fino a quando nel dicembre 2019, lontani dalla centrifuga dei Gran Premi, l’argomento è emerso all’improvviso.

“Lo sai, vero, che tra un po’ saranno 10 anni?”, dissi io.

“Lo sai, vero, che sono quasi dieci anni che ci penso?”, rispose Mirco.

Non abbiamo pronunciato il nome del ragazzo a cui stavano pensando, perché non c’era bisogno.

Sapevamo di essere giunti a quella specie di resa dei conti formata da rispetto e riconoscenza, ed era quindi giunto il momento di mantenere quella promessa fatta nei giorni dello shock, dopo avere vissuto in prima persona la tragedia di Sepang. E nove anni dopo, abbiamo scoperto che quel dolore e quell’angoscia non erano passati affatto.

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Mentre eravamo impegnati in questa Opera, ci siamo scoperti a chiamarlo spesso al presente e non al passato. Strano, all’inizio, ma poi abbiamo capito il perché: eh sì, una storia non finisce se c’è qualcuno che ha voglia di ristudiarla e rileggerla alla luce di ciò che è stato dopo. A quel punto, assume contorni e sapori nuovi. Perché è vero: la memoria è un presente che non finisce mai di passare.

Enrico Borghi

Tratto da IL SILENZIO. L’OPERA 

Non ne avevamo parlato mai più – Introduzione